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Non hai tempo di creare contenuti? Forse il problema non è il tempo

Immagine del redattore: Dario Nava
Dario Nava
1 giorno fa
Tempo di lettura: 6 min

“Dovrei iniziare a fare video, ma non ho tempo.”

È una delle frasi che sento più spesso quando lavoro con liberi professionisti, imprenditori e persone che vogliono utilizzare i contenuti per comunicare meglio il proprio lavoro.

Ed è una frase che capisco.

Ci sono clienti da seguire, appuntamenti, scadenze, amministrazione, telefonate, imprevisti. Quando arriva il momento di occuparsi della propria comunicazione, sembra sempre esserci qualcosa di più urgente.

Ma siamo sicuri che il problema sia davvero il tempo?

Ne ho parlato in una puntata di Comunicare con i video insieme a Francesca Ferrario, coach ed esperta nella gestione dello stress.

Ed è emerso un punto che considero particolarmente importante per chi vuole iniziare a comunicare attraverso i video: molte volte “non ho tempo” non significa realmente “non ho tempo”.

Significa che stiamo rimandando un'attività che non è ancora diventata sufficientemente semplice, familiare e sicura.


Quando “non ho tempo” diventa un alibi

Durante la conversazione Francesca ha raccontato un esempio molto interessante.

Nel suo lavoro utilizza anche esercizi che richiedono pochissimo tempo. In alcuni casi parliamo addirittura di pochi secondi.

Eppure alcune persone le hanno detto: “Non ho tempo di farlo.”

A quel punto diventa difficile pensare che il problema siano realmente le ventiquattro ore disponibili durante la giornata.

Dietro quella frase possono esserci altre difficoltà.

Non sapere esattamente da dove iniziare.

Avere paura di sbagliare.

Non sentirsi abbastanza preparati.

Non avere un metodo.

Oppure semplicemente provare una sensazione di disagio davanti a qualcosa che non siamo ancora abituati a fare.

Con i video succede continuamente.

Sai che dovresti comunicare.

Sai che essere presente online potrebbe aiutarti.

Sai che mostrare le tue competenze potrebbe permettere a potenziali clienti di conoscerti prima ancora di incontrarti.

Eppure continui a rimandare.

Domani.

La prossima settimana.

Quando avrò sistemato il sito.

Quando avrò comprato una telecamera migliore.

Quando avrò studiato meglio Instagram.

Quando avrò più tempo.

Il problema è che quel momento perfetto difficilmente arriva.


Il problema non è solo registrare un video

Quando pensiamo alla difficoltà di creare contenuti, spesso immaginiamo esclusivamente il momento davanti alla videocamera. In realtà il processo è molto più ampio.

Prima devi decidere cosa dire.

Poi devi capire come dirlo.

Devi registrare.

Devi guardarti.

Devi decidere se quello che hai registrato ti piace abbastanza.

Devi pubblicarlo.

E infine devi convivere con un altro piccolo problema: i risultati.

Magari pubblichi il tuo primo video e ottieni 100 visualizzazioni. La prima reazione può essere: “Non ha funzionato.”

Ma cento visualizzazioni significano anche cento persone che hanno avuto la possibilità di ascoltare quello che avevi da dire. Prova a immaginare cento persone fisicamente davanti a te in una stanza. Probabilmente la percezione cambia.

Il problema nasce quando utilizziamo parametri che non hanno nulla a che vedere con il nostro obiettivo.

Un professionista non dovrebbe necessariamente confrontare le visualizzazioni dei propri contenuti con quelle di un influencer. Sono lavori diversi.

Un contenuto visto da poche centinaia di persone appartenenti al pubblico corretto può avere per un'attività professionale molto più valore di un contenuto visto da migliaia di persone che non compreranno mai nulla.


La formazione da sola non basta

C'è poi un altro paradosso.

Molte persone che non comunicano non sono persone che non hanno studiato.

È vero spesso il contrario.

Hanno seguito corsi.

Hanno comprato libri.

Hanno guardato webinar.

Conoscono strategie, funnel, personal branding, social media e content marketing.

Magari sanno perfettamente che dovrebbero pubblicare contenuti.

Il problema è trasformare quella conoscenza in comportamento.

Perché sapere cosa fare e farlo sono due cose completamente diverse.

Puoi frequentare il miglior corso possibile sulla creazione di video, ma prima o poi dovrai accendere una videocamera e registrare.

Puoi studiare decine di strategie editoriali, ma prima o poi dovrai aprire un documento e scrivere il tuo piano.

Puoi conoscere perfettamente il funzionamento dei social media, ma prima o poi dovrai premere “Pubblica”.

È qui che la pratica diventa fondamentale.


Da attività straordinaria ad abitudine

Quando insegno a creare contenuti, uno degli obiettivi che considero più importanti è trasformare la produzione video da evento straordinario ad attività normale.

All'inizio registrare un video può sembrare enorme.

Devi trovare l'idea.

Prepararti.

Sistemare l'ambiente.

Accendere la videocamera.

Fare una prova.

Rifarla.

Riguardarti.

Registrarla ancora.

Dopo aver ripetuto questo processo molte volte, qualcosa cambia. Non necessariamente inizi ad amare la videocamera. Semplicemente diventa familiare.

Ed è una differenza enorme.

Per questo considero molto più interessante ragionare sui primi 90 giorni di comunicazione rispetto alla ricerca del singolo video perfetto.

Nei primi 90 giorni puoi iniziare a creare una routine.

Registri.

Pubblichi.

Controlli cosa è successo.

Individui gli errori.

Registri nuovamente.

Migliori.

E ripeti il processo.

A un certo punto fare contenuti smette di essere qualcosa che devi decidere ogni volta.

Entra nella tua agenda.


Se è importante, deve entrare in agenda

Questo è probabilmente uno dei passaggi più semplici dell'intero ragionamento.

Se la comunicazione è importante per la tua attività, non può essere qualcosa che fai quando avanza tempo.

Perché il tempo difficilmente avanza.

Se domani hai un appuntamento importante con un cliente, lo inserisci in calendario.

Se devi andare dal dentista, trovi uno spazio.

Se hai una riunione importante, organizzi il resto della giornata di conseguenza.

La comunicazione dovrebbe iniziare ad avere la stessa dignità.

Non significa passare quattro ore al giorno sui social.

Significa decidere uno spazio preciso nel quale lavorare sulla propria comunicazione.

Per qualcuno può essere il lunedì.

Per qualcun altro il venerdì pomeriggio.

Per me, per esempio, può essere più semplice ritagliarmi determinati momenti in cui ho meno interruzioni.

Non esiste necessariamente il giorno perfetto.

Esiste il momento che riesci a rendere ripetibile.

Perché la costanza nasce molto più facilmente da un sistema che dalla motivazione.


Fare video genera stress, soprattutto all'inizio

C'è poi un elemento che tendiamo a sottovalutare.

Esporsi può generare stress.

Accendere una videocamera significa sapere che qualcuno ci guarderà.

E immediatamente iniziano alcune domande.

“Come apparirò?”

“Cosa penseranno di me?”

“E se mi impappino?”

“E se dico qualcosa di sbagliato?”

“E se nessuno guarda il video?”

“E se invece lo guardano tutti?”

Sono pensieri assolutamente compatibili con qualcosa che non siamo abituati a fare.

Il punto non è necessariamente eliminarli.

Durante la conversazione con Francesca è emerso un concetto che trovo molto utile: non dobbiamo aspettare di non provare più stress per iniziare ad agire.

Possiamo imparare ad agire anche mentre quella sensazione esiste.

Con la pratica, la sua intensità può diminuire.

La zona di comfort si allarga.

Quello che qualche mese prima sembrava enorme diventa una normale attività della settimana.


Anche i professionisti della comunicazione possono bloccarsi

C'è un'altra cosa importante da ricordare.

Conoscere una materia non significa automaticamente essere capaci di applicarla su se stessi.

Succede ai social media manager.

Succede ai marketer.

Succede ai coach.

Succede ai consulenti.

Passiamo giornate intere a risolvere i problemi degli altri e poi rimandiamo la nostra comunicazione.

Perché sul cliente riusciamo ad avere uno sguardo esterno.

Su noi stessi è molto più difficile.

Ed è uno dei motivi per cui il confronto con altre persone può diventare estremamente utile.

A volte non serve un'altra ora di teoria.

Serve qualcuno che guardi quello che stai facendo e ti dica: “Parti da qui.”


Semplice non significa facile

Durante la puntata siamo arrivati anche a una distinzione che considero fondamentale.

Semplice e facile non sono sinonimi.

Registrare un video con uno smartphone può essere tecnicamente semplice.

Questo non significa che sia facile per una persona che non si è mai esposta davanti a una videocamera.

Creare tre contenuti alla settimana può essere semplice da spiegare.

Non significa che sia facile trasformarlo immediatamente in un'abitudine.

Per questo una buona metodologia non dovrebbe limitarsi a spiegarti cosa fare.

Dovrebbe aiutarti a capire come farlo, in quale ordine e con quali strumenti.

E soprattutto dovrebbe portarti all'applicazione.

La teoria può indicarti la strada.

Ma poi quella strada bisogna percorrerla.


La vera domanda non è “ho tempo?”

Se sei un professionista o un imprenditore e continui a ripeterti che non hai tempo per comunicare, prova quindi a cambiare domanda.

Invece di chiederti:

“Dove trovo il tempo per fare video?” prova a chiederti: “Che cosa rende oggi così difficile inserire i video nella mia attività?”

Non sai cosa dire?

Non hai un piano?

Hai paura della videocamera?

Pensi che ogni contenuto debba essere perfetto?

Stai cercando di produrre troppo?

Non hai ancora trovato un sistema compatibile con la tua agenda?

Il problema reale potrebbe trovarsi lì.

Ed è molto più utile lavorare su quella risposta che aspettare di avere improvvisamente più tempo.

Perché probabilmente non hai bisogno di giornate più lunghe.

Hai bisogno di un processo più semplice.

Un processo che ti permetta di passare dall'idea alla registrazione, dalla registrazione alla pubblicazione e dalla pubblicazione all'analisi senza dover ricominciare ogni volta da zero.

È esattamente quando questo processo diventa familiare che i video smettono di essere “un'altra cosa da fare”.

E iniziano a diventare parte del modo in cui fai crescere la tua attività.


Questo articolo nasce da una puntata di “Comunicare con i video”, il podcast di Video Per i Social, con Dario Nava e Francesca Ferrario, dedicata al rapporto tra stress, comunicazione, formazione, abitudini e creazione di contenuti.

Se vuoi ascoltare l'episodio completo eccolo qui!


 
 
 

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