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Dall’informazione al racconto: com’è cambiato il lavoro del giornalista nell’era dei video

  • Immagine del redattore: Dario Nava
    Dario Nava
  • 22 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

“L’elefante è più grosso, ma il topolino è più veloce.” Con questa metafora, Max Strigano – giornalista professionista, ex Rai, oggi mobile journalist – ci accompagna in un viaggio nel cambiamento epocale della comunicazione e dell’informazione.

In questo nuovo articolo tratto dal podcast Comunicare con i Video, abbiamo parlato con lui di giornalismo, velocità, verità, fake news e social media. Un episodio che aiuta chiunque – imprenditore, freelance, content creator – a capire cosa c’è dietro una notizia, perché un video “funziona”, e cosa significa oggi fare informazione.


Dalla carta stampata a TikTok: il cambiamento è iniziato (da tempo)

Il giornalismo non è più quello di una volta. Sembra una frase fatta, ma è la verità.

Una volta un giornalista usciva per strada, intervistava, raccoglieva dati, tornava in redazione e montava un servizio per la TV o scriveva un articolo per il giornale. Oggi tutto questo può avvenire in 20 minuti, anche da un marciapiede di Milano, usando solo uno smartphone e un’app di montaggio.

Max ci racconta di quando – nel 2015 – realizzò 800 video servizi in 6 mesi all’Expo, da solo. Mentre la RAI, con un’intera troupe e migliaia di euro di budget, ne produceva molti meno.

“Non avevo i mezzi, ma avevo la velocità. E a volte, nel mondo dell’informazione, arriva prima chi è più veloce, non chi è più grosso.”

Il giornalista è diventato anche videomaker

Il cambiamento è stato tecnico, culturale, umano.

Oggi un giornalista deve girare, montare, scrivere, pubblicare, e farlo in fretta. Non c’è più il tempo per tornare in redazione. E spesso non c’è nemmeno una redazione.

È nato il mobile journalism: raccontare il mondo con mezzi leggeri, diretti, personali. Ma attenzione: non è solo “video veloce”. Serve formazione, senso critico, rispetto delle fonti e del pubblico.


Fake news e velocità: quando l’informazione è un rischio

Essere rapidi è un vantaggio. Ma può diventare un problema.

La disinformazione oggi non nasce solo dalla malafede. Nasce spesso dalla fretta, dalla mancanza di verifica, dalla ricerca del click.

“Pubblicare una notizia senza filtrarla può sembrare neutro, ma spesso vuol dire prendere posizione senza dirlo.”

Nel podcast abbiamo parlato di filtri, etica, verifica delle fonti, esempi pratici (come i finti droni russi) e cosa accade quando si salta la fase dell’analisi. Oggi più che mai, chi comunica ha una responsabilità.


Il giornalista come alleato dell’imprenditore

Se hai un’azienda, un progetto, una storia da raccontare… forse dovresti farti amico un giornalista.

Un giornalista non è solo “chi fa domande”. È qualcuno che sa trovare l’angolo giusto, il fatto notiziabile, la narrazione che rende il tuo lavoro interessante anche per il pubblico.

“Se un uomo morde un cane, quella è una notizia. Se fai scarpe come tutti, no. Ma se con una tua scarpa speciale qualcuno salva un cane... quella è una notizia.”

Non si tratta di inventare storie, ma di capire cosa rende il tuo lavoro rilevante per la società.


Etica, rispetto, impatto

Il giornalismo non è (solo) informazione. È responsabilità sociale.

Oggi chi lavora con i video – anche se non è giornalista – può prendere ispirazione da chi ha fatto della verità una missione. Perché comunicare bene non vuol dire solo “fare tanti numeri”, ma fare bene alle persone.


Vuoi sentire tutta la chiacchierata?

Ascolta l’episodio completo del podcast Comunicare con i Video con Max Strigano:



E se ti è piaciuto l’episodio, condividilo con un collega o un amico. La buona comunicazione si diffonde, come una notizia vera.

 
 
 

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