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Social Spark: perché oggi comunicare sui social non basta, serve una scintilla

  • Immagine del redattore: Dario Nava
    Dario Nava
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Che cosa fa davvero scattare il momento in cui capisci che devi iniziare a comunicare?

Non “fare i social” in modo generico.Non pubblicare tanto per esserci. Ma iniziare davvero a usare i contenuti come strumento per farti conoscere, posizionarti e creare fiducia. È da questa domanda che nasce questa puntata di Comunicare con i Video, in cui ho riportato ospite Eby Toffoloni, la Prof dei Social, per parlare del suo nuovo libro: Social Spark.

Un libro che non nasce per inseguire l’ennesima moda del marketing, ma per accendere una cosa molto più importante: la voglia di iniziare.


Fare i social non vuol dire niente, se non sai perché lo fai

Viviamo in un’epoca in cui tutti ti dicono che devi essere presente online.

Te lo dice l’amico.Te lo dice il consulente. Te lo dice il corso che hai comprato.Te lo dice il professionista che hai incontrato a un evento.

La frase è sempre quella: “Devi fare i social.”

Il problema è che questa frase, da sola, non vuol dire niente. Perché un conto è dire che oggi i social sono uno strumento importante.Un altro conto è sapere come usarli, perché usarli e soprattutto con quale direzione.

E qui nasce il primo grande blocco.

Non è che le persone non capiscano che comunicare sia importante.È che spesso si sentono:

  • bloccate

  • stanche

  • confuse

  • spaventate

  • non all’altezza

E molte volte nemmeno iniziano.


Il problema non è solo tecnico: è personale

Una delle cose emerse più chiaramente durante questa chiacchierata è che il blocco non nasce solo dalla complessità tecnica. Nasce dal fatto che esporsi oggi fa ancora paura.

Eby ha nominato un concetto molto interessante: i lurker.

Sono tutte quelle persone che:

  • ti guardano

  • seguono le tue storie

  • leggono i tuoi contenuti

  • osservano quello che fai

ma non interagiscono.

Non mettono like. Non commentano. Non ti scrivono. Eppure ci sono.

E spesso sono proprio quelle persone che, a un certo punto, quando tu continui a esserci con costanza, si attivano davvero e diventano clienti.

Questo cosa vuol dire? Che una parte del lavoro sui social non serve solo a generare interazioni immediate, serve a costruire presenza mentale.


Social Spark non è un manuale tecnico: è una scintilla

La cosa più interessante del libro di Eby è proprio questa: non è il classico manuale tecnico che ti dice solo quali pulsanti schiacciare.

Non è il libro del:

  • “fai così”

  • “usa questa piattaforma”

  • “segui il trend del momento”

  • “copia questo format”

È qualcosa di diverso. È più una guida di approccio, una guida mentale, quasi una spinta iniziale per aiutarti a capire che puoi davvero iniziare.

E questo cambia tutto. Perché oggi di manualetti ce ne sono tanti, ma i veri blocchi, nella maggior parte dei casi, non sono tecnici.

Sono emotivi. Mentali. Strategici.


Perché Eby ha scritto questo libro

La domanda che le ho fatto è stata molto semplice: Cos’è che ti ha fatto accendere davvero la scintilla per scriverlo?

La sua risposta è stata interessante per due motivi.

Il primo è molto umano:voleva mettersi alla prova. Dopo aver scritto un primo libro più piccolo, voleva capire se fosse capace di scrivere un libro vero, strutturato, più ampio, più denso, più maturo e questo è già un punto importante: spesso i progetti belli nascono anche da una sfida con se stessi.

Il secondo motivo, però, è ancora più forte.

Negli anni, lavorando con clienti, professionisti, imprenditori, Eby si è resa conto di quante persone:

  • vogliono iniziare

  • sanno che dovrebbero comunicare

  • ma non riescono a sbloccarsi

E allora ha deciso di raccogliere in un libro:

  • incoraggiamenti

  • riflessioni

  • vissuti

  • esempi

  • strategie

  • osservazioni concrete

per aiutare chi oggi è ancora fermo.


La paura di esporsi esiste ancora, eccome

Un passaggio molto forte dell’intervista riguarda una cosa che in tanti sottovalutano:nel 2026, nonostante tutti parlino di social, esporsi fa ancora paura. Eby racconta il caso di un’avvocata che non commentava nemmeno i post dei suoi clienti per paura di essere vista.

Questa cosa può sembrare piccola, ma in realtà dice tantissimo, perché se una professionista ha timore persino di lasciare un commento, figurati cosa può provare all’idea di:

  • registrare un video

  • esprimere un’opinione

  • metterci la faccia

  • prendere posizione

  • raccontare chi è

Ed è proprio qui che un libro come questo vuole intervenire:non per darti solo nozioni, ma per aiutarti a superare un blocco reale.


Il tema centrale: non rincorrere l’algoritmo, costruisci credibilità

Uno dei punti più importanti di tutta la conversazione riguarda il rapporto tra algoritmo e credibilità.

Oggi moltissime persone si muovono così:

  • cercano di capire come fregare l’algoritmo

  • inseguono il formato del momento

  • cambiano stile ogni settimana

  • cercano scorciatoie

  • copiano contenuti che hanno visto funzionare altrove

Il problema è che così rischiano di diventare tutte uguali.

Eby lo dice molto chiaramente:conoscere le logiche della piattaforma è utile, ma non deve diventare l’unico criterio. Perché alla fine non stai parlando a un algoritmo. Stai parlando a delle persone. E se costruisci contenuti pensati solo per compiacere la piattaforma, ma senza identità, senza tono, senza verità, ottieni contenuti magari anche corretti tecnicamente, ma deboli sul piano umano.

Il risultato? Non lasci traccia.


Metterci la faccia resta ancora un vantaggio enorme

Su questo punto io ho una posizione molto netta, e durante l’intervista è emersa chiaramente. Oggi vanno di moda:

  • avatar

  • intelligenza artificiale

  • volti generati

  • contenuti automatizzati

  • scorciatoie per non esporsi

Ma per un libero professionista, per una microimpresa, per una persona che vende competenza, fiducia, relazione, questa strada rischia di essere una scorciatoia sbagliata.

Perché? Perché tu non sei Mentadent. Tu non sei una multinazionale impersonale.Tu non sei un marchio che può permettersi di mettere davanti un attore o una voce prestata. Se il tuo lavoro si basa sulla fiducia, il tuo volto conta.

La tua voce conta.

La tua faccia conta.

Il tuo modo di parlare conta.

E se persino persone con una visibilità enorme, con una reputazione già costruita, continuano a metterci la faccia, un motivo c’è.


La scintilla da sola non basta: serve anche una direzione

C’è però un punto importante da chiarire.

La scintilla è fondamentale. L’entusiasmo iniziale è utile. La voglia di partire è preziosa.

Ma da sola non basta. Perché l’entusiasmo, se non trova una struttura, si spegne.

E qui entra la parte più matura del ragionamento:non basta avere voglia di comunicare, serve una direzione strategica.

Eby lo racconta bene: nel suo caso, la scintilla iniziale è stata importante, ma poi la vera evoluzione è arrivata quando ha iniziato ad alzare l’asticella:

  • migliorando i contenuti

  • lavorando sul formato

  • curando di più la presenza

  • scegliendo di scrivere un libro

  • pensando anche all’audiolibro

Questa è una cosa molto interessante. Perché ti fa capire che la comunicazione non è solo:“oggi faccio un post”. È un percorso. È una costruzione. È una scalata.


Perché un libro cartaceo oggi ha ancora senso

C’è anche un altro tema molto bello emerso nella puntata: perché scrivere un libro fisico in un mondo totalmente digitale? La risposta è semplice: perché la carta ti dà un’esperienza diversa.

Un libro:

  • lo tocchi

  • lo sottolinei

  • lo porti con te

  • lo tieni vicino

  • lo riprendi

  • lo vivi in modo diverso da un contenuto online

E questo non è in contraddizione con il digitale, anzi, può essere il suo completamento.

È un oggetto concreto che può diventare:

  • strumento di ingresso

  • mezzo di approfondimento

  • supporto alla relazione

  • leva di autorevolezza

  • gesto fisico di valore


E poi c’è l’audiolibro: un’estensione potente della voce

Un altro spunto fortissimo è il tema dell’audiolibro. Perché se il libro cartaceo ti dà concretezza, l’audiolibro ti restituisce una cosa che nessun testo stampato potrà mai darti:

la voce della persona che lo ha scritto e questo, oggi, ha un valore enorme.

Perché quando senti la voce di qualcuno:

  • entri più facilmente nel suo mondo

  • cogli le sfumature

  • percepisci il tono

  • capisci l’intenzione

  • senti l’essere umano dietro alle parole

Per un libro come Social Spark, avere anche una versione audio letta dalla sua autrice ha perfettamente senso, perché mantiene intatta l’autenticità.


A chi serve davvero questo libro

La risposta più corretta è questa: serve a chi sa che dovrebbe iniziare, ma non l’ha ancora fatto davvero.

Serve a chi:

  • si sente bloccato

  • sente che è arrivato il momento

  • vorrebbe comunicare ma non sa da dove partire

  • si sente in ritardo

  • ha paura di esporsi

  • pensa di non essere adatto

  • teme il giudizio

  • ha bisogno di una spinta concreta, ma intelligente

Non è il libro da prendere, mettere sul comodino e lasciare lì è un libro che ha senso se lo leggi per attivarti.


Cosa dovrebbe succedere a chi lo legge

La mia domanda finale a Eby è stata proprio questa: Se una persona legge questo libro, cosa dovrebbe cambiare nei prossimi 30 giorni?

La risposta è stata molto chiara: la consapevolezza.

Consapevolezza del fatto che comunicare non è un vezzo, non è una moda, non è una perdita di tempo è una parte del lavoro e se inizi a farlo bene, con costanza, i social iniziano davvero a lavorare per te.

Questa è forse la frase più importante di tutta la puntata. Perché è lì che si capisce il vero cambio di mentalità. Tu non comunichi per vanità.Comunichi per costruire un asset.


Social Spark non è il solito libro sul “devi fare i social”.

È un invito a prendere sul serio la tua comunicazione. A smettere di rimandare. A smettere di nasconderti. A smettere di aspettare il momento perfetto.

È una scintilla, sì, ma una scintilla che può avere senso solo se poi decidi di alimentarla con continuità, struttura e coraggio.

Perché oggi non vince chi pubblica a caso. Vince chi costruisce presenza. Chi crea fiducia. Chi si fa ricordare.

E molto spesso tutto comincia proprio da lì: dal decidere, una volta per tutte, di metterci la faccia.


 
 
 

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