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Se hai un metodo è tutto più facile: il mio metodo per creare video in modo sostenibile

  • Immagine del redattore: Dario Nava
    Dario Nava
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Fare video oggi non è più un’opzione strana o “da creator”. Per un libero professionista, un freelance o una piccola impresa, è diventato uno strumento concreto per comunicare meglio, creare fiducia e accorciare la distanza tra te e il tuo potenziale cliente. Il problema è che quasi tutti arrivano a questa conclusione quando sono già pieni di cose da fare. Hai i clienti da seguire.Hai il servizio da erogare.Hai la parte amministrativa.Hai appuntamenti, telefonate, relazioni, networking, problemi da risolvere. E poi, sopra a tutto questo, arriva anche la frase: “Devi essere presente sui social.” Ed è vero. Essere presenti oggi ti dà un vantaggio. Ma il punto è: come fai a esserci senza trasformare la comunicazione in un’altra fonte di caos?

La risposta, per me, è una sola:serve un metodo.


Perché avere un metodo cambia tutto

Ci sono tante modalità per creare contenuti. Quella che sto per condividere non è “la verità assoluta”. È il mio metodo è quello che uso io, che funziona per me e che utilizzo con le persone con cui collaboro.

Perché mi piace? Perché dà una logica sia alla produzione del contenuto sia all’esperienza del cliente.

In un’epoca in cui siamo tutti molto impegnati, non puoi pensare di comunicare bene affidandoti all’improvvisazione.

Se ogni volta devi chiederti:

  • cosa pubblico oggi

  • quando registro

  • come monto

  • dove lo metto

  • che cosa ci scrivo sopra

Finirai inevitabilmente per mollare, non perché non sei capace, ma perché hai costruito un sistema troppo fragile.


Oggi per creare fiducia serve più tempo di prima

Una riflessione importante: oggi per farsi scegliere non bastano più pochi minuti di contatto.

Una volta bastavano magari 6 o 7 ore complessive di esposizione, di contatto, di esperienza con una persona o un brand per generare fiducia. Oggi quel tempo si è allungato.

Perché? Perché abbiamo più scelta.Più informazioni. Più competitor. Più possibilità di confronto.

Una volta avevi bisogno di qualcosa e andavi nel tuo quartiere.Oggi puoi confrontare professionisti, prezzi, recensioni, contenuti, approcci, tono di voce, presenza online, casi studio. Quindi non basta più “esserci”. Bisogna creare un sistema che faccia passare le persone più tempo possibile a contatto con te e i video, da questo punto di vista, sono uno degli strumenti più forti.


Il video non è l’unico strumento, ma è uno dei più efficaci

Puoi creare fiducia con:

  • un libro

  • un blog

  • una newsletter

  • messaggi

  • eventi

  • appuntamenti

Tutto giusto.

Ma il video ha una forza particolare:ti fa vedere, ti fa sentire, ti fa percepire come persona.

Ecco perché io dico sempre una cosa molto semplice: tutto quello che produci, se possibile, dovrebbe finire anche su YouTube.

Poi potrai usarlo anche su LinkedIn, Instagram, newsletter, sito, blog, ma YouTube, dal mio punto di vista, resta uno dei posti più intelligenti in cui costruire presenza nel tempo.


Il mio metodo di lavoro: i passaggi

Adesso entriamo nel concreto. Mettiamo il caso che una persona arrivi da me e mi dica: “Dario, voglio iniziare a comunicare con i video. Non ho mai fatto niente.”

Se parti da zero, questi sono i passaggi che consiglio.


  1. Intervista iniziale: capire chi sei davvero

La prima cosa che faccio non è accendere una telecamera. La prima cosa che faccio è un’intervista.

Mi serve per capire:

  • chi sei

  • quali sono i tuoi valori

  • come ragioni

  • qual è il tuo punto di vista

  • a chi vuoi parlare

  • qual è il tuo target

  • qual è il tono giusto da usare

  • che tipo di immagine vuoi trasmettere

Questo passaggio è fondamentale.

Perché un contenuto per studenti non si costruisce come un contenuto per imprenditori. Un contenuto per chi si occupa di finanza non si gira come un contenuto per chi parla di apprendimento. Un contenuto per LinkedIn non ha esattamente lo stesso linguaggio di uno per YouTube.


Capire chi sei e a chi parli cambia tutto:

  • contenuto

  • tono

  • set

  • scenografia

  • stile

  • ritmo

  • contesto

Anche il luogo in cui registri deve avere senso.

Se parli agli studenti, forse ha più senso una stanza studio o un luogo vicino a un’università.Se parli a imprenditori di alto livello, magari servirà un ambiente più pulito, elegante, sobrio.E anche se non hai uno studio professionale, non è un problema.Basta davvero poco: uno sfondo ordinato, una libreria, un quadro, una luce semplice ma curata.

Meglio una cosa essenziale ma coerente che un set improvvisato senza logica.


  1. Brainstorming: trovare tante idee, senza filtro

Dopo aver chiarito chi sei e a chi parli, si passa alle idee.

Io utilizzo il metodo dei tre pilastri:

  • educativo

  • dimostrativo/informativo

  • relazionale

E qui inizia il brainstorming. L’obiettivo iniziale non è trovare “il titolo perfetto”. L’obiettivo è generare tante possibilità.

Io consiglio di buttare giù anche 100 possibili titoli o argomenti.

Da dove arrivano?

  • domande frequenti dei clienti

  • problemi ricorrenti

  • obiezioni

  • errori tipici

  • cose che spieghi sempre

  • dubbi che senti ogni settimana

  • ricerche Google legate alla tua professione

  • contenuti che sai già essere utili

La regola è una: scrivi senza giudicare subito.

Non dire:

  • “questa è una cavolata”

  • “questo l’hanno già detto”

  • “questo non è abbastanza originale”

Scrivilo. Perché magari quell’argomento è già stato trattato, sì, ma non con il tuo punto di vista, il tuo tono, la tua esperienza, la tua faccia.


  1. Organizzare le idee dentro i tre pilastri

Una volta generata una quantità importante di idee, si inizia a metterle in ordine.

A quel punto dividi i contenuti nelle tre colonne:

  • Contenuti educativi

Sono quelli in cui spieghi, insegni, chiarisci, semplifichi.

  • Contenuti informativi o dimostrativi

Sono quelli in cui mostri processi, fai vedere come lavori, racconti casi, fai vedere il dietro le quinte.

  • Contenuti relazionali

Sono quelli in cui fai emergere chi sei, i tuoi valori, la tua esperienza, la tua visione.

Questa divisione è utilissima perché ti evita di pubblicare sempre la stessa cosa.


  1. Dalla scaletta al testo

Qui si entra nella parte più pratica. Una volta scelti i contenuti da sviluppare, bisogna strutturarli.

Io personalmente mi trovo bene anche solo con una scaletta chiara.Mi basta sapere:

  • da dove parto

  • che punti tocco

  • come chiudo

E posso registrare. Ma non tutti funzionano così. Ci sono persone che preferiscono arrivare con il testo completo ed è giusto così.


Infatti io consiglio sempre di prepararsi:

  • o una scaletta dettagliata

  • o uno script completo

Perché il tempo di registrazione va valorizzato.

Se vieni a registrare con un professionista, non puoi arrivare improvvisando tutto. Più arrivi pronto, più quel tempo rende. Io porto sempre anche il gobbo, se serve. Quindi chi vuole può leggere in modo più sicuro, mantenendo il contatto con la camera.

L’obiettivo non è sembrare perfetti.L’obiettivo è essere chiari.


  1. Selezionare cosa registrare per primo

Una volta che hai idee, pilastri e testi, bisogna decidere: da cosa partiamo?

Qui entra il concetto di priorità.

Non si registra tutto. Si scelgono i contenuti più utili da mettere online per primi.

Di solito consiglio di iniziare da contenuti che:

  • chiariscono chi sei

  • rispondono a domande frequenti

  • iniziano a posizionarti

  • fanno capire subito il tuo valore


    6. Registrazione in full immersion

Questo è uno dei punti più importanti del mio metodo. Io consiglio di registrare in blocco. Mezza giornata o giornata intera, ma dedicata solo a quello.

Perché?

Perché se registri un pezzo oggi, uno domani, uno venerdì, uno quando capita:

  • perdi concentrazione

  • perdi energia

  • perdi tempo

  • ti costa di più

Anche se fai tutto da solo.

Perché il tempo che impieghi a registrare, montare e pubblicare è comunque tempo che stai togliendo alla tua attività principale. E il problema di tanti professionisti non è che non sanno fare video. È che non hanno più tempo per farli in modo sostenibile.

La registrazione full immersion ti aiuta perché:

  • entri nel focus

  • ti concentri solo su quello

  • ottimizzi energia e organizzazione

  • esci con tanto materiale pronto


  1. Montaggio e consegna del materiale

Dopo la registrazione, arriva la fase di editing. Se lavori con me o con il mio team, l’obiettivo è semplice: tu esci dalla registrazione e poi ci pensiamo noi al montaggio.

Ti consegniamo il materiale pronto per essere pubblicato. Questo è fondamentale perché ti libera da una delle attività che più facilmente bloccano la continuità.

Perché uno dei motivi per cui tanti smettono di fare contenuti è che si rendono conto di quanto tempo serve per:

  • montare

  • sistemare

  • esportare

  • pubblicare

  • adattare

E lì mollano.

Non perché non credano più nei contenuti, ma perché il sistema che si sono costruiti è troppo pesante.


  1. Repurposing: far vivere quel contenuto più volte

Qui c’è una parte decisiva del metodo.

Il contenuto non finisce quando pubblichi il video lungo, anzi, lì inizia una nuova fase.

Dal contenuto principale puoi tirare fuori:

  • shorts

  • reel

  • post

  • newsletter

  • articoli

  • estratti

  • caption

  • clip verticali

  • contenuti per LinkedIn

Questa è la logica del repurposing.

Ed è una fase importantissima, perché oggi non basta pubblicare un solo contenuto e sperare che basti. Devi creare un ecosistema. Un video lungo può diventare il contenuto madre da cui far nascere tanti punti di contatto diversi.


Il vero vantaggio del metodo

Il grande vantaggio di questo approccio è che non ti lascia nel caos.

Ti dà:

  • ordine

  • continuità

  • sostenibilità

  • chiarezza

E soprattutto ti evita di vivere la comunicazione come un peso improvvisato.

Con un metodo chiaro:

  • sai cosa fare

  • sai quando farlo

  • sai cosa preparare

  • sai come registrare

  • sai come distribuire i contenuti

E tutto diventa più facile.

Non facile in assoluto, ma più semplice, più sostenibile e più replicabile.


L’alternativa: improvvisare e poi mollare

Il contrario del metodo è questo:

  • oggi fai un video

  • domani non sai cosa dire

  • tra tre giorni vorresti riprendere ma non hai tempo

  • poi accumuli materiale

  • poi non monti

  • poi ti senti indietro

  • poi lasci perdere

E questo è esattamente il motivo per cui tantissimi iniziano ma pochissimi continuano.


Se non vuoi partire da solo

Ci sono due strade.

  1. Vuoi lavorare con noi

Puoi prenotare una call conoscitiva tramite il link in descrizione.

Faremo una chiacchierata per capire:

  • chi sei

  • che progetto hai

  • se possiamo esserti utili

  • se ha senso iniziare insieme


  1. Vuoi cominciare in autonomia

Ho creato anche un videocorso che ti aiuta a capire:

  • ABC della strategia video

  • strumenti da usare

  • come registrare

  • come montare

  • come usare i social

  • come costruire l’abitudine giusta

Perché l’obiettivo non è farti diventare influencer è aiutarti a usare il video in modo intelligente per il tuo marketing.


La creazione di contenuti non è un colpo di fortuna, non è il primo video non è il video perfetto e non è la telecamera nuova è una questione di metodo.

La goccia che scava la roccia non è potente perché colpisce forte.È potente perché colpisce con costanza e allora sì: se hai un metodo, tutto è più facile.

 
 
 

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